Architettura

EDILIZIA PUBBLICA E PRIVATA 

  • Edifici culturali, sportivi, strategici, direzionali, residenziali, produttivi, commerciali, turistico-ricettivi, agricoli:
    • Nuovi edifici 
    • Riqualificazione esistente
  • Architettura di montagna
  • Arredo urbano
  • Bioarchitettura

URBANISTICA

  • Piani regolatori
  • Piani guida
  • Lottizzazioni

PAESAGGISTICA

  • Parchi, giardini e aree verdi
  • Sistemazione di versanti e aree degradate
  • Cave e discariche

Il termine “architettura” deriva innanzitutto da architetto, parola arrivata nelle lingue occidentali dal latino architectus, ma di orgine greca: ἀρχιτέκτων (pronuncia architéktōn). Significa “ingegnere”, “capo costruttore”, “primo artefice” o proprio “architetto”.

Una delle definizioni più chiare e complete di architettura è una delle più antiche e risale a Vitruvio:

L’architettura è un insieme di tre fattori: firmitas (stabilità), utilitas (utilità) e venustas (bellezza o piacere).

In tempi più recenti nuovi settori dell’architettura rispettosi della natura come l’architettura bioclimatica, l’architettura sostenibile, l’arcologia, l’architettura alternativa, l’architettura ecologica, la bioarchitettura hanno portato nuovi apporti specialisti.

Queste nuove tendenze “naturalistiche” ricercano un nuovo rapporto con la tecnologia “appropriato” all’insieme di riferimento. Ad esempio nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un green building.

Bioarchitettura

La bioarchitettura è la pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità.

Ha l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.

Compito del tecnico è creare luoghi significativi per aiutare l’uomo ad abitare, ciò attraverso la comprensione ed il rispetto del genius loci (lo spirito del sito):

  • privilegiare la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo,
  • salvaguardare l’ecosistema,
  • impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima)
  • non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti),
  • concepire edifici flessibili ad eventuali rimozioni,
  • sostituzioni o integrazioni degli impianti e a possibili ampliamenti o cambiamenti di destinazione d’uso,
  • prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili,
  • utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, preferibilmente appartenenti alla cultura materiale locale. 
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Architettura di montagna

E’ esistito, ed esiste tuttora, tutto un mondo edilizio per cui la casa non è un gioco estetico, ma una necessità, non è uno sfogo di ricchezza, ma il risultato di uno sforzo realizzato col minimo dispendio di energia.

Non esiste un archivio sulle tecniche del passato perché era consuetudine che la realizzazione degli edifici si basasse su schemi acquisiti e tramandati dall’esperienza.

Se si dovesse tentare di trovare dei caratteri comuni si potrebbe innanzitutto sostenere che:
le architetture rurali sono un esempio riuscito di sostenibilità nel modo in cui sono in grado di sfruttare le condizioni dell’ambiente naturale, instaurando con esso un equilibrio orientato alla conservazione delle risorse del paesaggio

La cultura del costruire del millennio scorso è stata caratterizzata da una ricerca sapiente tesa al miglior sfruttamento dell’ambiente utilizzando le qualità, le potenzialità, i vincoli, le risorse che i diversi luoghi possono offrire. Di conseguenza uno sfruttamento calcolato, razionale e cosciente, fatto di prove, insuccessi e infine soluzioni appropriate. 

Ogni nucleo abitato va interpretato come organismo dotato di meccanismi di autoregolazione in grado di modulare e utilizzare le energie climatiche.

L’edificio, attraverso la relazione dei suoi singoli elementi costitutivi, può essere riletto come una macchina del caldo, parte di una complessa tecnologia costruttiva che risponde in modo appropriato ai rigori del clima.

In particolare la stube risulta essere il luogo di sereno riposo dove d’inverno si perpetuano e tramandano le virtù e le tradizioni montanare.

L’artefice è il contadino-costruttore che realizza il suo edificio, lo utilizza per vari scopi (abitazione e luogo di lavoro) e lo modifica con migliorie e adattamenti.

Egli detiene una conoscenza ed esperienza totale del manufatto. 

Nel suo libro C. N. Schulz, Genius Loci, afferma:

«Lo scopo esistenziale dell’edificare (l’architettura) è dunque quello di trasformare un sito in un luogo, ossia di scoprire i significati potenzialmente presenti nell’ambiente dato a priori». 

Secondo l’autore il genius loci può essere accolto e rilevato essenzialmente in due modi:

  • attraverso la ripetizione e l’enfatizzazione delle qualità del luogo
  • oppure attraverso l’apporto di qualcosa di nuovo capace di far emergere le qualità che nel luogo mancano.
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